Quando il marketing si fa social

by flavianarducci on ottobre 12, 2010

Nell’ambito di Ascoli 2.0, lo scorso venerdì 8 ottobre il nostro Enrico Corinti ha analizzato il fenomeno dei social media; soprattutto ha puntato l’attenzione su come tale fenomeno ha cambiato e sta cambiando il modo di fare business. E ci ha fatto riflettere. Di certo il fenomeno dei social media non si può ignorare: basti considerare che Facebook ha raggiunto la quota di 200 milioni di utenti in un anno (se Facebook fosse un paese, sarebbe il terzo paese del mondo!). Quanto contano i social network? Più di quanto pensiamo: negli Stati Uniti il 95% delle selezioni in ambito lavorativo viene fatto attraverso LinkedIn; in Italia, i TG utilizzano sempre di più video provenienti da You Tube (non a caso, il secondo motore di ricerca maggiormente utilizzato)che, tra l’altro, è anche un potente strumento di promozione aziendale; Wikipedia, l’enciclopedia condivisa, conta ad oggi oltre 15 milioni di voci.

Detto questo, ci accorgiamo facilmente di come questi siano fenomeni che coinvolgono l’intera popolazione mondiale: ad oggi si contano 200 milioni di blog e sempre più importanza viene data agli user generated contents.
A questo punto dobbiamo riflettere sulla scomparsa del sito “vetrina” perché l’utente è messo al centro dell’azione di business: aumenta l’utilizzo dei social network e dei blog da parte di chi naviga, che in questo modo si sente parte attiva dell’azione di marketing.
Ma cos’è che funziona di più online? Sembrerà un po’ strano, ma la politica di marketing che funziona di più è il passaparola, il word of mouth. Questo perché non ci troviamo più di fronte a un mercato immobile e passivo che ha bisogno di essere guidato, tutt’altro: ci troviamo di fronte a utenti consapevoli, scaltri, esigenti, selettivi, informati, competenti e proattivi. In poche parole siamo di fronte a un mercato che sa, che è informato e che non si fa “infinocchiare”. Ultimamente, infatti, non si parla più di consumer ma di PROsumer, cioè di un consumatore che genera contenuti.

Di fronte a tutto questo, un grande marchio come si deve comportare? Innanzitutto l’azienda deve mettersi in ASCOLTO, deve ascoltare le esigenze del mercato; in secondo luogo deve RAGIONARE; infine deve saper INNOVARE, perché la rete non è più vista come una rete di pericoli, ma come un’opportunità per generare valore sociale ed economico. Perché questo accada, bisogna avere un’ottima reputazione online e bisogna attuare strategie di business on line innovative: buzz marketing (fare chiacchiere su un determinato servizio o prodotto), viral marketing (essere virali, raggiungere una moltitudine velocemente), compiere azioni di tipo social (vedi pagine facebook, twitter, you tube, ecc…), costruire communities (far sentire gli utenti parte attiva di una tribù, di un gruppo unito da una passione, come quella per la Ducati o la 500). A quest’ultimo proposito va sottolineato come la comunicazione deve essere centrata sull’utente finale, deve essere user-centered; l’imprenditore deve dialogare con il potenziale cliente ed è per questo che deve usare strumenti come i social network o i corporate blog.

Proprio negli ultimi periodi, inoltre, gli imprenditori hanno scoperto una possibilità in più, che permette ancor più facilmente di raggiungere l’utenza: le applicazioni mobili; le aziende, infatti, creano applicazioni ad hoc per veicolare i propri contenuti, che molto spesso sono anche (ed è fondamentale) geolocalizzati.
In definitiva, quello legato al web è puro marketing emozionale: si punta all’effetto Lovemark, sfruttando l’emotività che c’è dietro ad un prodotto; sentirsi parte della community Mulino Bianco, piuttosto che di quella della Nutella o di Dolce & Gabbana, fa affiorare in noi sensazioni piacevoli e divertenti: è qui che il marchio va a colpire. Oggi milioni di grandi brand sono on line al fine di portare avanti importanti campagne di marketing.

Il web è un’opportunità, non un rischio, ed è un ottimo modo per “metterci la faccia”; soprattutto dà modo di arrivare dritti al cuore del cliente.

Consigli di lettura: “Socialnomics” di Erik Qualman ed “Effetto Lovemarks” di Kevin Roberts.

One comment

[...] strumento in mano ai privati e i grandi brand di questo si sono accorti da tempo. Non a caso Enrico Corinti, una delle teste di Webeing, ha analizzato questo fenomeno portando risultati interessanti. Il [...]

by Il web è l’utente | Webeing Wired Words on 12 ottobre 2010 at 20:52. Replica #

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